E-commerce diretto: novità in vista dal 2015

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Dal 1° gennaio 2015 novità in vista per le operazioni cosiddette Tbes (Telecommunication, Broadcasting and Electronic Services), cioè l’e-commerce diretto che riguarda la vendita via web di software, App, Mp3, etc. Con la modifica riguardante gli articoli 58 e seguenti della direttiva 2006/112/Ce tali vendite rese da un soggetto passivo Iva, residente in un Paese membro, a un consumatore comunitario saranno tassate nel luogo in cui il fruitore del servizio è stabilito.

 

E’  stato inoltre introdotto il sistema del «Mini one stop shop» (Moss) per non pregiudicare gli operatori del settore costringendoli a registrarsi nei Paesi dei propri clienti. In questo modo, dal 1° ottobre 2014, gli operatori potranno versare l’imposta nel proprio Paese di origine, applicando però l’aliquota e le regole del Paese di consumo del servizio.

 

Quali sono le penalizzazione per gli operatori del settore

Essendo il commercio diretto qualificato come prestazione di servizi, dovrà essere emessa fattura e certificazione contabile nonostante le esigue cifre (immaginate quanto poco possa costare un  App). Ed emettere fattura vuol dire chidere informazioni aggiuntive alla clientela come il codice fiscale, che scoraggerà certamente gli acquirenti, come dimostrato statisticamente.

Per il commercio elettronico indiretto che riguarda invece cessione di bene quali scarpe, libri etc. è previsto l’esonero dall’emissione della fattura e dalla certificazione contabile. Si spera quindi che si giunga ad una uniformità almeno sotto il profilo documentale, escludendo l’obbligo di fatturazione da entrambe le modalità di e-commmerce.

 

 

Fonte: IlSole24Ore

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